08/12/2022

Rossomotori.it

Il motorsport raccontato fino all'ultima curva

Una sera insieme a Elio De Angelis

Elio De Angelis
Celebriamo Elio De Angelis in occasione della presentazione del libro a lui dedicato assieme ai grandi della Formula 1.

Minardi, Martini, Patrese. Ed Elio De Angelis. Sì, l’incidente del 14 maggio 1986 al Paul Ricard, che ha strappato Elio alla vita terrena, non è mai accaduto. Il pilota romano è qui con noi, in un giovedì di novembre, insieme ai grandi ex della Formula 1 e a un libro in suo onore, scritto dall’autore e conduttore radiofonico Gianluca Teodori: “Il principe della Formula 1”.

Un libro in onore di Elio De Angelis

Perché principe lo era davvero, Elio. Come ha detto Mario Andretti, De Angelis è stato il più grande gentleman che il pilota americano abbia mai incontrato. In queste occasioni di ricordo, nella sala di un circolo nel cuore della Romagna, terra di motori per eccellenza, Elio gioca in casa. E si rischia così di fare retorica: quant’era buono, quant’era bello, quant’era vincente. Elio era tutte queste cose invece, sul serio. Era nobile d’animo, semplice, quasi a sembrare un vaso di terracotta in mezzo a tanti vasi di ferro, com’era la ruspante Formula 1 di allora, citando Manzoni.

Photo Credit: Autore

E invece proprio con queste qualità aveva conquistato tutti, tra una sgommata in pista e le dita sul pianoforte, che non perdeva occasione di suonare quando ne aveva la possibilità. La famiglia di fatto della Formula 1 è qui riunita: c’è Riccardo Patrese, compagno di scuderia di Elio che con lui ha cementato nel tempo un rapporto di amicizia trasformando la diffidenza e il distacco iniziale, c’è Giancarlo Minardi che ha raccontato quell’ultima chiacchierata Montecarlo, sul molo, prima che si compisse il tragico fato: “Io arrabbiato per l’esito della gara, lui insoddisfatto della macchina. Quel giorno sfogavamo le nostre frustrazioni. É stata l’ultima volta che l’ho visto”. E poi c’è Roberto De Angelis, che sfodera dalla custodia un casco bianco con due strisce: il marchio di fabbrica di suo fratello.

Scorrono le immagini di Elio alle spalle degli ospiti, compresa quella vittoria al fotofinish nel 1982 in Austria, con la voce narrante di Ezio Zermiani. Che a De Angelis chiese di realizzare un sogno: intervistarlo sulla griglia di partenza poco prima del via. Se abbiamo visto uno dei decani dei giornalisti di motorsport parlare coi piloti quasi infilando loro il microfono nel casco, lo dobbiamo a Elio De Angelis, che fece da cavia. Stasera l’incidente con la Brabham in quei test a Le Castellet, così terribile e così simbolico in negativo per la mancanza di soccorsi immediati, di addetti antincendio, e tutto il resto, viene solo sfiorato dalle chiacchiere: c’è da celebrare un uomo che dava retta ai sentimenti.

Elio De Angelis
Photo Credit: Autore

E Roberto, spiega perché: “Voleva diventare una bandiera della Lotus. Ma quando Elio era in testa al Mondiale dopo quattro gare nel 1985, si continuava a parlare più di Senna che di lui. Quando lo cercò la Williams disse no, e quello è stato un po’ il suo sliding door. Se avesse accettato probabilmente avrebbe avuto una carriera più fortunata e non avremmo visto quell’incidente”. Parole lapidarie ma vere, autentiche. Elio ragionava col cuore, e permettersi questo ossimoro talvolta è un lusso. A meno che non ti chiami Elio De Angelis.

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Stefano Ravaglia

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